Metodologie narrativo-autobiografiche

Perché scegliere l’autobiografia?

Raccontare storie vuol dire interpretare il mondo. Riscrivere la propria storia ci immette nella vita di relazione con se stessi, cioè in dialogo con il proprio mondo interiore, e con gli altri a cui ci rivolgiamo;  dona il piacere profondo di dare senso alla nostra vita, ci forma.
Il metodo autobiografico è pensato per offrire alle persone un momento in cui dedicarsi a sé, attraverso l’ascolto rivolto anche agli altri.
Una tale metodologia permette di raggiungere un duplice obiettivo formativo: sollecita nel soggetto una ricerca centrata sul Sé, pur in una dimensione intersoggettiva, e favorisce la realizzazione di un percorso di apprendimento intellettuale.

 Come fare?

Il lavoro con il metodo autobiografico consta generalmente di un numero di incontri che varia dai 3 ai 5 ai 7.

È possibile organizzare anche incontri singoli di “assaggio al metodo”.

Nel corso degli incontri ciascun soggetto sviluppa, attraverso la narrazione di sé, un’“auto-conoscenza” che, progressivamente, diviene “presa di coscienza”.

L’ascolto del racconto della propria e altrui storia si fa esperienza, capace di migliorare la propensione della persona all’auto-riflessione, alla comprensione dei propri processi cognitivi, al riconoscimento dell’altro, ad un ascolto non-giudicante (…)” (Laura Formenti, 2002), dunque, allo sviluppo di un pensiero critico.

L’autobiografia, infine, ha il potere di dar voce agli eventi che si succedono nella quotidianità, quindi di restituirci la vita reale delle persone. È un approccio che si rivolge a tutti coloro che desiderano dedicarsi alla cura di sé entrando in dialogo con la propria interiorità, osservando e osservandosi nella relazione con gli altri; proprio nell’atto di raccontare noi stessi ci rivolgiamo agli altri e, nella dimensione dell’incontro con l’Altro diverso da sé, la nostra vita acquista un nuovo senso e una nuova progettualità.
L’autobiografia ci riappacifica con noi stessi e con il mondo.